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venerdì 1 settembre 2017

Climate Outreach: un interessante organizzazione e un sito ricchissimo di risorse

Ho incontrato questo sito grazie al testo di Sergio Vazzoler per il nostro libro. Tuttavia non mi ci ero mai soffermato a lungo. Oggi che ho avuto tempo ho potuto constatare la ricchezza - soprattutto nella parte di Library dei testi presenti, molto paper affrontano il tema comunicazione e specifici disastri naturali o cambiamenti climatici. Un must per chi si occupa di questi temi. Interessantissima la mission: si rivolgono in particolare a pubblici difficili

Di seguito incollo la presentazione e una breve videointervista del direttore.
Climate Outreach è stato istituito nel 2004, con una missione per aiutare le persone a capire il cambiamento climatico e siamo diventati la principale organizzazione di comunicazione climatica in Europa.
Produciamo consulenze mondiali e strumenti pratici per l'impegno combinando metodi di ricerca scientifica con anni di esperienza pratica. I nostri servizi sostengono i governi, le imprese, le ONG e le organizzazioni di attivisti. Siamo specializzati nel coinvolgimento di pubblici difficili da raggiungere - sviluppiamo programmi di connessione climatica con comunità come la gioventù, il centro-destra, la fede e migranti


venerdì 4 novembre 2016

Greenaccord: a poche ore dall'apertura della COP22 di Marrakech, l'associazione Greenaccord Onlus organizza il XIII Forum internazionale dell'Informazione per la Salvaguardia della Natura. Una finestra aperta sul mondo




La situazione che si è venuta a creare a Rieti a causa della scossa di terremoto ha convinto le Autorità cittadine a chiedere alla Città di Frosinone di adottare il Forum internazionale. Pertanto il Forum si terrà regolarmente ma tutto sarà spostato nella Città di Frosinone dove non vi sono problemi legati al terremoto. Il programma rimane invariato.

A  un anno  dalla  storica  Conferenza  COP21  di  Parigi  e  a  poche  ore  dall’apertura  della  COP22  di Marrakech,    l’associazione    Greenaccord    Onlus    organizza il    XIII    Forum  Internazionale dell’Informazione  per  la  Salvaguardia  della  Natura.  
L’appuntamento è dal 3 al 6 novembre presso l’Auditorium della Fondazione Varrone di Rieti, in un territorio, dunque, che ha acquisito forte connotazione simbolica per i recenti tragici terremoti che purtroppo stanno mettendo a dura prova le comunità del centro Italia ancora in queste ore. E proprio al terremoto e alla ricostruzione sono dedicati alcuni momenti del forum, con la partecipazione del Commissario Straordinario Vasco Errani e i Sindaci delle città colpite.
Ma il Forum rappresenta anche una finestra aperta sul mondo: tra gli ospiti  d’onore  ci sono, infatti, diversi esponenti  della  società  civile mondiale  che  lottano,  per  difendere  i  propri  territori,  contro  i  cambiamenti  climatici  e  il surriscaldamento  globale.  Al Forum saranno presenti, tra gli altri, Robert Costanza, professore di Economia ecologica all’Australian National University; Riccardo Valentini, presidente del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti climatici; Michael Renner, analista del Worldwatch Institute; Joan Martinez Alier, docente dell’università Autonoma di Barcellona.
A moderare la sessione mattutina del 3 novembre Biagio Oppi, delegato Ferpi Emilia – Romagna e autore fra gli altri del libro “Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi”, edito da Bononia University Press. Nella sessione interverranno: René Castro Salazar (vicedirettore Dipartimento Forestale di FAO ed ex ministro del Costa Rica), Robert Costanza (professore di Public Policy all'Australia National University ed economista-ecologista) e il prof Riccardo Valentini (Presidente dell'UN Global Terrestrial Observation System).

Un appuntamento da non perdere, in particolare per chi si occupa di comunicazione ambientale e resilienza dei territori.

domenica 30 ottobre 2016

#Terremoto... Sempre più social, sempre più parte di noi

La scossa di Norcia ci colpisce ancora una volta nell'intimo... e stamattina dalle 7.40 i primi minuti su Twitter sono stati tremendi, tra una sparata (7.1) e mille appelli di aiuto. Diventa necessario riflettere ulteriormente sul ruolo che i social media assumono nei disastri e soprattutto nei primi minuti di questi disastri.

E' sempre più evidente come i social media di elezione in caso di disastri naturali siano divenuti Twitter, in primo luogo, e Facebook, in seconda battuta.
Meno evidente, probabilmente ancora da studiare a fondo, ma altrettanto interessante è il rilievo che i terremoti e i disastri assumono nelle nostre vite grazie ai social.
Se oggi la nostra vita, le nostre biografie e le nostre esperienze sono contaminate per gran parte dei loro contenuti - quindi nella stessa narrazione esterna ed interna delle nostre vite - dai social media, non appare strano che i disastri naturali diventino essi stessi parte di una narrazione collettiva e individuale diffusa dai/sui social media.
Mi spiego meglio.
L'evento calamitoso e il disastro naturale sono per natura eventi mediatici. Anzi ancor meglio. Sono storie affascinanti, terribili e avvincenti. I giornalisti e i media di ogni tipo (stampa, radio, tv,  web) si sono sempre buttati a pesce sui disastri e sulle calamità, perché queste hanno tutti gli ingredienti per interessare il pubblico: immagini, tragedie individuali e collettive, morti/vittime, antagonisti (cultura vs natura / polemiche politiche, ecc)
Oggi la possibilità di vivere in diretta un evento calamitoso tramite i social media, lo rende un'irresistibile flusso di narrazione collettiva, che segna molto più di quanto faceva in precedenza l'intera popolazione.
Oggi tutti noi viviamo un terremoto a distanza come qualcosa che è tra noi, quando fino a pochi anni fa, lo vivevamo come un evento limitato a un territorio.
La scossa che faceva tremare la libreria a casa mia, mentre a centinaia di km si consumava una tragedia immane, un tempo era derubricata a qualcosa di lontano per me, anche se terribile e tremendo per chi ne veniva colpito. La stessa dimensione emotiva era molto rilevante, per quanto si potesse essere partecipi e coinvolti.
Oggi non è più così: il qui ed ora del social media, ci lancia in un continuum emotivo del discorso pubblico e della narrazione, che ci fa sentire tutti molto più partecipi e vicini a coloro che sono stati realmente colpiti.
I social media hanno cambiato la nostra percezione dei disastri naturali. Oggi siamo tutti un po' più terremotati. Non dobbiamo stupirci se tutti partecipani a questa narrazione collettiva. Perché tutti in fondo hanno legittimità a sentirsi parte della comunità colpita. Che non è solo una comunità territoriale, ma anche una comunità virtuale che vive e si alimenta sui social media. L'auspicio è che questa maggiore presenza del disastro nelle nostre vite non si trasformi in assuefazione e insensibilità; o ancora peggio virtualizzazione del reale rappresentato dalle calamità.
Per questo - anche da parte nostra, di comunicatori e relatori pubblici  - è necessario continuare a studiare il fenomeno sotto tutti i suoi aspetti.
Di nuovo la vicinanza di tutti noi che animiamo questo blog a chi è stato colpito e ai soccorritori presenti nelle aree terremotate.

giovedì 13 ottobre 2016

Emergenza, Resilienza, Partecipazione all'Assemblea ANCI di Bari

Secondo appuntamento di un paio di seminari all'Assemblea ANCI di Bari, è previsto per domani venerdì 14 ottobre alle ore 14.30.  
“Emergenza, Resilienza, Partecipazione” è il titolo del seminario che vedrà la partecipazione di: Letizia Di Tommaso, Relazioni Esterne Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta; Giulia Pigliucci, Ufficio Stampa FOCSIV – Volontari nel Mondo;  Massimo Alesii, Owner A.G.T. Communications; Toni Muzi Falconi, Senior Counsel Methodos.
Il panel discuterà tra i vari temi anche di come il recente terremoto nel Centro Italia abbia ribadito la centralità della comunicazione, della partecipazione e del coinvolgimento per sviluppare una cultura della resilienza che vada oltre la semplice gestione dell’emergenza.
I temi presentati nel luglio scorso al Festival della Partecipazione de l'Aquila verranno arricchiti dagli interventi di due esperte comunicatrici di questo settore come Letizia di Tommaso e Giulia Pigliucci.
Massimo Alesii si soffermerà sul lavoro svolto dal terremoto del 2009 fino ad oggi e culminato nel libro "Disastri Naturali: Una Comunicazione Responsabile?" mentre Toni Muzi Falconi si focalizzerà su un progetto per migliorare la resilienza dei territori.
Dopo il seminario di Bologna con quasi 100 giornalisti, l'incontro di Cento con istituzioni e comunità locale, il Festival della Partecipazione de L'Aquila e il Salone della CSR a Milano, una nuova tappadi sensibilizzazione sul ruolo che la comunicazione può avere nel costruire la resilienza del territorio.

sabato 24 settembre 2016

Presentazione al Salone della CSR e dell'Innovazione Sociale

Il libro Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi sarà al Salone della Csr e dell'Innovazione di Milano il 4 OTTOBRE all'interno del workshop
 17:00 - 18:00
L’attenzione di imprese, istituzioni, media e opinione pubblica nei confronti della sostenibilità ambientale non è sempre lineare e il nostro Paese soffre ancora di gravi carenze nel governare tanto la dimensione ambientale quanto quella comunicativa. Partendo da un recente libro dedicato al tema ("Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi") l’incontro mette al centro il ruolo della comunicazione di crisi per affrontare le emergenze ambientali, facendo interloquire i comunicatori, i giornalisti e i rappresentanti di imprese e istituzioni. Un incontro utile per affrontare i cambiamenti organizzativi e relazionali che ogni situazione di crisi comporta. Una cassetta degli attrezzi per media, imprese e istituzioni.

mercoledì 3 agosto 2016

Energie Sisma Emilia - Intervista alla prof Russo

La Professoressa Russo, coordinatrice del gruppo di ricerca Energie Sisma Emilia intervistata da TRC. Il gruppo di ricerca ha curato la sezione del libro dedicata all'innovazione nel post-terremoto.

martedì 2 agosto 2016

Segnalazioni sul libro. Si accende il dibattito

Sono uscite varie segnalazioni sul libro che hanno portato a discussioni e approfondimenti in varie sedi.
51dWSAMUaSL Le ultime uscite...
La settimana scorsa su L'Indicatore Mirandolese (scarica qui il numero) con uno speciale sulla comunicazione di crisi curato da Stefano Martello
Qualche settimana fa sul sito dell'agenzia di RP Segest, sulla newsletter Creatori di Futuro, sul sito di ARPAT
Oggi su Affaritaliani.it un'altra segnalazione.

giovedì 14 luglio 2016

Interessante iniziativa sul tema disastri e comunicazione

A volte le coincidenze danno l'idea di aver intrapreso la strada giusta. E' di oggi un tweet dell'Arthur Page Society, che segnala un'interessante iniziativa del Center’s 2016 Page & Johnson Legacy Scholar Grants che raccoglierà case histories di comunicatori che hanno lavorato in contesti di disastri naturali e ambientali più in generale. Ancor più interessante è il focus sul tema etico e sulla comunicazione responsabile che il professionista deve affrontare durante il disastro.
Risuona familiare con il titolo del nostro libro?

Ecco un estratto dall'articolo:

You likely have had academic or on-the-job training in crisis and disaster communication, and know the protocols needed to get the messages to your intended audience. But, unless you have experience living off the grid in a remote wilderness, you may not know how to do your job effectively when there is no electricity, internet access or cellular service. Add the rumors that are quickly outpacing the flow of official messaging, and you have a veritable tsunami of challenges to overcome.
While there are numerous books, journal articles and case studies that outline what you should do in this situation, there are few personal accounts that detail how a communicator actually addressed obstacles and barriers in an active disaster setting.
With support from the Page Center’s 2016 Page & Johnson Legacy Scholar Grant, we will collect the stories of experienced disaster communicators, both paid and volunteer, to gain insight into how they accomplished their mission when faced with a variety of challenges that could create ethical issues when dealing with loss of life, property and livelihoods...
There may be times when communicators find that compassion and their own organizational policies are in conflict. By producing revealing narratives of communicators’ personal experiences during disaster responses, this project will demonstrate to others how ethical communication practices emerge or are impeded under difficult working conditions.

giovedì 7 luglio 2016

I Sindaci, i disastri ambientali e la roulette russa

“Fare il Sindaco è diventato una roulette russa”: con queste parole l’ex primo cittadino di Genova, Marta Vincenzi, ha commentato la richiesta di condanna da parte del Pubblico Ministero a 6 anni e 1 mese di reclusione per le responsabilità legate all’alluvione genovese del Novembre 2011 che costò la vita a 4 donne e 2 bambine.
Una notizia di attualità che, ancora una volta, richiama l’attenzione al ruolo degli amministratori pubblici nella gestione di crisi quando la natura si ribella e provoca un disastro ambientale. E proprio a questi temi è dedicato il capitolo che ho scritto per il libro “Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi”, curato da Biagio Oppi e Stefano Martello ed edito da Bononia University Press di Bologna.
Con la metafora della roulette russa, Marta Vincenzi, si riferisce all’uso esclusivo della giurisprudenza per determinare poteri e responsabilità di un Sindaco a livello di protezione civile. E certamente pone l’attenzione su un punto reale e cruciale delle tendenze in atto. Una riflessione a sé merita la capacità del sistema pubblico-politico nel governare la dimensione ambientale e la sua comunicazione, a partire dai momenti di crisi. E proprio l’esempio della gestione comunicativa nei frequenti eventi alluvionali che hanno colpito il nostro Paese è fortemente significativo. “Nessuno si poteva aspettare una tale concentrazione di precipitazioni in così poche ore”: quante volte abbiamo ascoltato ripetere questa dichiarazione nei commenti post-alluvione degli ultimi anni?
Al di là del dibattito sull’incidenza dei cambiamenti climatici, la storia recente ci dice che ormai le cosiddette “bombe d’acqua” sono la regola e non più l’eccezione, anche nel nostro Paese: è stato così a Messina, alle Cinque Terre, a Genova, nelle Marche, a Olbia e in tutte le altre aree colpite negli ultimi dieci anni ove si sono registrate ben settantanove vittime. E, per tornare alla comunicazione, ci dovremmo attendere amministratori più consapevoli dei temi ambientali, impegnati nel governare l’emergenza (magari con apposite war room dove dovrebbe sempre sedere anche chi si occupa di comunicazione) anziché lasciarsi andare a dichiarazioni che denotano superficialità e improvvisazione e che svelano una colpevole sottovalutazione delle conseguenze di una scarsa attenzione allo stato di salute del territorio.
A tale proposito, tornando al caso di Genova, appaiono particolarmente inquietanti la dichiarazione dei legali di parte civile che bollano il comitato locale di protezione civile come “un carrozzone che non interessava a nessuno e che se non si fosse riunito non sarebbe cambiato nulla visto che non si riuscì a gestire l’emergenza”.
Un ulteriore aspetto che merita particolare attenzione riguarda la comunicazione web e, in particolare, i social network: modalità e strumenti di comunicazione diretta oggi non mancano a chi ricopre un ruolo pubblico per rivolgersi alla propria comunità, per “metterci la faccia” e per cercare forme di alleanza e responsabilizzazione nei confronti di una causa comune.
Se tali strade sono poco percorse o addirittura sistematicamente ignorate, la motivazione è probabilmente legata a un vizio d’origine: si guarda alla cassetta degli attrezzi della comunicazione diretta con la preoccupazione di cadere nel rischio di una deriva populista. E, di conseguenza, si sceglie di affidarsi ancora ai più rassicuranti comunicati stampa e di lanciare messaggi dai convegni agli addetti ai lavori, anziché aprire quella cassetta e affrontarne rischi e opportunità. Ma così agendo non si fa altro che aggravare il gap tra domanda e offerta di comunicazione: i cittadini che quotidianamente utilizzano il web e i social network per orientare le proprie scelte d’acquisto di beni e servizi, a forza di trovare sbarrata la porta d’ingresso alle decisioni pubbliche, rischiano di abbandonare il terreno del confronto e del dibattito civico.
(Fonte: amapola.it) 

mercoledì 6 luglio 2016

Il libro in post su Amapola

Segnalazione dal sito di Amapola. Sergio Vazzoler, partner di Amapola e membro del comitato scientifico di FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) che ha curato la sezione dedicata alla comunicazione ambientale: 
"Se complessità e sfiducia rappresentano due ingombranti ostacoli sulla via di una maggiore consapevolezza nel dibattito pubblico intorno ai temi ambientali” 
Afferma Vazzoler: “Una riflessione a sé merita la capacità di istituzioni e imprese nel governare la dimensione ambientale e la sua comunicazione, a partire dai momenti di crisi. Qui giocano un ruolo fondamentale le nuove modalità di interazione digitale e i conseguenti processi di disintermediazione che pongono in relazione diretta le organizzazioni complesse con i cittadini: il capitolo del libro affronta questo aspetto, mettendo in luce rischi da evitare e opportunità da cogliere”.

lunedì 4 luglio 2016

Video-Introduzione al libro di Stefano Martello

Introduzione di Stefano Martello, co-curatore e autore del libro, con videomessaggio in occasione dell'incontro a Cento (FE) con istituzioni e comunità locali, del 4 luglio scorso.

domenica 19 giugno 2016

Recensione & Riflessioni di Toni Muzi Falconi su Ferpi.it: Resilienza, capitale sociale e issue management per una comunicazione responsabil

Resilienza, capitale sociale e issue management per una comunicazione responsabile
Una riflessione sulla comunicazione di crisi nata dai due terremoti che hanno colpito L’Aquila e l’Emilia, con il contributo di numerosi soci Ferpi. La lettura di Toni Muzi Falconi alla luce dei temi di resilienza, capitale sociale e issue management

Quale descrizione più convincente del diffuso paradigma per cui la comunicazione-con è (quasi) sempre più efficace della comunicazione-a… di leggibile nell’appena uscito “Disastri Naturali: una comunicazione responsabile?” (Bononia University Press, 2016), quando Massimo Alesii si sofferma sulla diversità dei modelli che hanno caratterizzato il governo della comunicazione nei due terremoti dell’Abruzzo e dell’Emilia?
Diffusa “resilienza comunitaria” in quest’ultimo e “centralismo comunicativo” nel primo.
Nonostante il recente deperimento degli indicatori relativi al capitale sociale del territorio emiliano, emerge ben chiaro dal racconto di Alesii il diverso spessore di resilienza (“legameria sociale”, la chiama argutamente nel libro un partecipante a un focus dell’Università di Modena e Reggio Emilia). Una resilienza alimentata da reti sociali orizzontali, peer-to-peer, ove è la comunicazione a orientare la qualità delle relazioni e non il contrario, come nel caso dell’Abruzzo dove la comunicazione fu esercizio di potere (politico) e di persuasione (mediatica).
Né conosco rendicontazione più aggiornata e vivace sulla utilità della “prevenzione di crisi” e poi -quando la crisi scoppia- sulle modalità della sua comunicazione, argomentata in questo lavoro da Luca Poma, con la insolita e benvenuta aggiunta di una intrigante suggestione del piano di crisi come “antifurto”, a tutela delle relazioni con gli stakeholder, quasi “copertina’ di Linus”.
In più, dando per scontato che mai una crisi si presenta proprio come era stata prevista, Poma aggiunge anche che l’esercitazione costante è sempre e comunque essenziale perché arricchisce il valore della prevenzione, focalizzando l’attenzione più sul “quando” e sul “come”, che non sul “se” operare.
Considero poi di inusitato livello la essenziale e asciutta lucidità del testo di Sergio Vazzoler quando descrive valori, dinamiche e importanza della comunicazione ambientale per il rafforzamento della partecipazione sociale ai processi decisionali pubblici (è di questi giorni finalmente il primo ingresso ufficiale della Commissione Europea nella elaborazione di una politica di “debat public”).
Basterebbero questi elementi a consigliare la lettura di questa opera – in larga parte dovuta alla passione e la competenza di Biagio Oppi e Stefano Martello – non solo agli studenti universitari, ma a tutti i professionisti, consulenti e dipendenti; giovani, maturi, nuovi vecchi e anziani (come è l’autore di questa nota) che per vivere si occupano di relazioni tramite strumenti e canali di comunicazione. E sono ormai quasi 150 mila nel nostro Paese.
Ma questa opera non finisce qui: le ricche, curiose e stimolanti testimonianze di Fabio Montella e Monica Argilli; insieme all’inedita metodologia di analisi e riflessione prodotta dagli studiosi dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ne fanno una lettura davvero originale nel panorama piuttosto banale e ripetitivo della nostra pubblicistica.
Per parte mia, provo ad aggiungere, se possibile, qualche ulteriore valore al lavoro dei miei colleghi, ripercorrendo quel particolare filone delle relazioni pubbliche noto come “issue management”.
Un filone che, soprattutto nella sua accezione “organizzativa”, appare particolarmente adatta a consolidare e rafforzare l’impianto narrativo di questo bel lavoro, nel tentativo di offrire spunti e indicazioni operative a chi dovrà occuparsi delle inevitabili crisi prossime venture.
Nel 1976 lo statunitense Howard Chase – professionista assai vicino al Presidente Eisenhower, e uno dei sei fondatori della Public Relations Society of America – pubblicò un lavoro indicando con il nome di “issue management” una interpretazione della comunicazione d’impresa come ‘colla’ che tiene insieme l’organizzazione composta da network di relazioni.
Si tratta, ancora oggi, del livello più avanzato e maturo di integrazione delle relazioni pubbliche come costitutive della funzione di direzione.
In breve: qualsiasi organizzazione identifica, monitora e orienta – in funzione dei propri obiettivi, caratteristici e unici – le diverse dinamiche delle ‘variabili’ sociali e culturali e dei ‘fattori’ economici e tecnologici che ne influenzano il raggiungimento.
Gli “early adopters”, anche a causa della crescente regolazione pubblica cui venivano sottoposte nella seconda metà degli anni settanta, furono le grandi imprese del tabacco e dell’alcool, delle armi e della tecnologia.
In assoluto all’avanguardia fin dal 1976, la IBM, specialmente in Europa dove le regolazioni dei singoli mercati erano le più diversificate.
Fu allora, nel 1980, che un gruppo di brillanti giovani ex IBMers britannici (Ian Dauman, John Stopford, Geoffrey Morris e Dick Van Den Bergh) fondarono una società di consulenza strategica (Matrix limited) i cui primi clienti furono la Philip Morris e la Shell (!!).
Lo schema organizzativo, parallelo e contemporaneo a quello tradizionalmente gerarchico e verticale, è a matrice: massimo dieci ‘issue’ selezionate incrociando la loro importanza e urgenza. Per ciascuna issue una squadra coordinata da un issue manager e composta da un analyst, un advocate e un account, con ruoli intercambiabili in funzione delle singole competenze e abilità.
L’account segue con attenzione le dinamiche interne dell’organizzazione e come queste impattano sulla specifica issue; l’advocate è l’esperto della rappresentazione presso i regolatori e gli influenti; l’analyst è invece l’esperto della materia specifica; mentre l’issue manager formula la definizione e l’aggiornamento continuo di una policy per ciascuna tematica, assicurando la funzionalità del lavoro collettivo.
La squadra “scorrazza” su e giù e attraverso l’organizzazione formale, con tutte gli immaginabili conflitti ma anche arricchimenti culturali interni stimolatori di straordinari risultati sul campo.
In Italia, nel 1981, nacque la Intermatrix Italia, un srl con azionisti, insieme alla Casa Madre inglese: la Scr Associati (leader nelle relazioni pubbliche); Methodos (leader nella formazione manageriale); il consulente di direzione Mario Unnia; l’economista Antonio Martelli; i sociologi Enrico Finzi e Renato Mannheimer; e il ricercatore Gadi Schonheit. Insomma una gran bella squadra.
Fra i primissimi clienti, la Xerox Italia che, complice il capo della comunicazione Paolo Pasini, commissionò alla neonata società la stesura di un “manuale di issue management” che negli anni successivi ebbe ampia distribuzione soprattutto in ambienti confindustriali andando ad arricchire soprattutto la cultura manageriale del movimento dei giovani imprenditori.
Rimango convinto che l’issue management, nella sua formulazione culturale e organizzativa, rappresenti oggi la metodologia di direzione che meglio integra le logiche fuzzy e relazionali indotte dalle tecnologie prodotte dalla globalizzazione, la società a rete e le rivoluzioni del sistema dei media e del discorso pubblico.
Concludendo, ogni riflessione operativa intorno alla resilienza di un territorio in preparazione (o in presenza) di turbamenti materiali, economici, sociali e culturali costituisce grazie all’esperienza dell’issue management un forte valore aggiunto al capitale sociale di un territorio.